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Shoah informarsi per ricordare e riflettere

Premio Borsellino tre giorni di testimonianza di cultura e informazione

| di Maria Luisa Abate
| Categoria: Cultura | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Che cosa occorre per capire e comprendere quanto è successo negli anni bui dello sterminio di milioni di persone nei campi di concentramento e alcune città anche italiane?

Occorre sapere e ricordare.

Oggi la recrudescenza dell’ostilità verso l’altro considerato diverso è dovuta soprattutto all’ignoranza. Ignoranza nel puro senso del significato cioè la non conoscenza della storia e dei fatti accaduti.

Coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”, ha detto Liliana Segre, e quest’anno il Premio Borsellino, proprio nel ricordo di quanto detto e fatto dai due giudici uccisi perché “diversi, non omologati al sopruso, al furto e al non rispetto per le persone, per tre giorni consecutivi, presso l’Istituto Alberghiero di Pescara, ha ospitato testimoni di cultura che hanno parlato, soprattutto ai giovani, di che cosa sia veramente accaduto e perché.

Tre giorni dedicati alla celebrazione della Giornata della Memoria con tre testimoni speciali: l’avvocato Luigi Guerrieri, il professor Andrea Sangiovanni docente di Storia Contemporanea dell’Università di Teramo e l’europarlamentare Massimiliano Smeriglio, esperto in Diritti Umani, la scrittrice Lia Tagliacozzo.

Durante il decennio 1935/1945, con la deportazione degli ebrei, dei disabili, dei Rom, Sinti, politici e degli omosessuali, si è attuato un disegno maturato nella cultura dell’altro del diverso che ha trovato terreno fertile non solo nei capi politici, ma anche nella popolazione. Popolazione che ha agito con delazioni o tacendo senza agire davanti ai soprusi.

L’avvocato Luigi Guerrieri, protagonista della prima delle tre giornate, durante il suo intervento ha detto che:

Il dovere della memoria e la storia ci insegnano che non dobbiamo mai abbassare la guardia, perché il rischio che si ripeta una follia simile all’antisemitismo è sempre dietro l’angolo”.

 

Molte sono state nella storia le persecuzioni di popoli e le persecuzioni di quel decennio si sono focalizzate sugli ebrei individuati come una minoranza ideale cui attribuire le responsabilità e la colpa storica di situazioni negative, diventando ‘capro espiatorio’. Proprio la loro capacità di mantenere la propria identità culturale, anche fuori dalla loro Patria originaria, li ha resi invisi da chi non avrebbe mai potuto sottometterli se non con la forza e in virtù di leggi appositamente promulgate a loro danno come la legge razziale italiana. Inoltre gli ebrei detenevano grandi ricchezze e poteri economici gestendo il potere bancario. La popolazione ebrea era completamente integrata con quella locale e molti erano i posti che occupavano nell’economia, nelle scuole e università, ma la politica razzista culminò nel 1938 con il Manifesto della Razza e le Leggi Razziali. E furono gli intellettuali, gli scienziati che dettarono assurde giustificazioni per infierire contro queste persone. L’Italia vanta il triste primato di aver promulgato la prima legge razziale, Regio Decreto 1390 del 25 settembre del 1938. Da tutte le scuole del regno furono espulsi docenti e studenti di origine ebrea. Purtroppo la colpa non fu solo di chi comandava, ma anche di chi taceva o accusava. È pur vero che tanti si diedero da fare per salvare gli ebrei con vari espedienti. Gli italiani furono fortemente collaborativi con i tedeschi. È vero che furono i nazisti a fare le deportazioni, ma lo fecero con la fattiva collaborazione del Governo della Repubblica di Salò.

“La storia – ha detto l’avvocato Guerrieri - deve insegnarci a non abbassare mai la guardia perché qualcosa di simile può sempre ripetersi”.

Il 25 Erano presenti in collegamento on line le classi quarte dell’indirizzo Enogastronomia, sezioni A e H, con le coordinatrici del progetto Rosa De Fabritiis e Rossella Cioppi, docenti Roberto Melchiorre, Anna Mastrippolito e Gianpiero Santilli.

Nella seconda giornata, il 26 gennaio, relatore è stato il Professore Andrea Sangiovanni, docente di Storia Contemporanea all’Università di Teramo, che ha parlato dell’importanza della conoscenza perché solo conoscendo si può studiare e capire il perché di un fenomeno e avere le armi per contrastarlo.

Il Professore Sangiovanni ha parlato della situazione più forte rispetto a quella esistente negli anni 30 dove la comunicazione non era così presente come nei giorni nostri.

I ragazzi di oggi hanno i social che favoriscono una comunicazione popolare ed è compito loro continuare a dare il vero significato alla Shoah, lontano da una mera celebrazione, ma con la conoscenza di un dramma umano che è stato e che mai più dovrà esserci. La battaglia culturale non è vinta visto che ci sono persone che negano l’olocausto e altre che imputano agli stessi ebrei l’accaduto.

Il Professore Sangiovanni ha detto:

“… al di là dell’orrore dei campi di sterminio, dell’Olocausto, delle deportazioni, è importante per i ragazzi conoscere le radici storiche che hanno creato il terreno fertile per le persecuzioni, radici che addirittura affondano nel 1858, ai primi volumi sulla teoria della razza. Non solo: risale al 1919, un anno dopo la fine della prima guerra mondiale, una lettera di Hitler che sconsigliava un antisemitismo emotivo in favore di un antisemitismo razionale, che si fondasse sulla conoscenza dei fatti, da trasformare in un movimento politico. Hitler già all’epoca affermava che il giudaismo era una razza, non una fede religiosa, che aveva conservato la sua identità, vivendo tra i tedeschi, differenziandosi, ma godendo dei loro stessi privilegi. Hitler già nel 1919 diceva di promuovere una legislazione che dovesse togliere i privilegi agli ebrei con l’obiettivo del loro allontanamento definitivo”.

Il professor Sangiovanni ha ripercorso la storia dei primi esperimenti per la gasificazione degli ebrei, e ha anche illustrato la specificità delle torture e delle morti che erano organizzate sistematicamente come in una catena industriale dove nulla doveva andare sprecato e nessun tempo perso.

Gli orrori non hanno riguardato solo i Tedeschi, ma anche gli Italiani che hanno avuto un ruolo primario e non subordinato alla Germania. Tanti sono stati i campi di sterminio in Italia e tanti i luoghi di raccolta dove venivano stipati i condannati per essere trasportati nei campi di sterminio.

La propaganda si avvaleva della stampa con giornali e riviste contro i neri, gli ebrei, i Rom e gli omosessuali.

In Italia il razzismo contro i neri era derivato dall’invasione e colonizzazione, peraltro fallita, dell’Africa. Nei luoghi dove gli italiani avrebbero voluto colonizzare hanno invece lasciato danni e sterminio di massa con gas ed efferati omicidi.

Bisogna mantenere viva la memoria e nascondersi dietro all’ignoranza, bisogna vivere una vita aperta democratica e nel rispetto dell’altro. L’attenzione ai fatti di cronaca che accadono devono far capire che è sempre in agguato con la cultura dell’ignoranza la politica dell’odio razziale.

Nella seconda giornata, presenti in collegamento on line Gabriella Sperandio, Presidente dell’Associazione ‘Falcone e Borsellino’, Leo Nodari promotore dell’omonimo Premio, per la scuola la coordinatrice del progetto Rosa De Fabritiis, le classi quarte dell’indirizzo Enogastronomia sezione E, e dell’indirizzo Sala e Vendita, sezione B, con i docenti, Rossella Cioppi, Renata Di Iorio, Maria Grazia Di Virgilio, Roberto Melchiorre, Anna Mastrippolito, Gianpiero Santilli e Loredana Mucci.

La giornata di mercoledì 27 è stata aperta a tutti gli Istituti scolastici che hanno potuto partecipare accedendo al portale didattico www.officinalegalita.it.

Protagonisti dell’incontro sono stati: Lia Tagliacozzo, autrice del libro ‘La generazione del deserto’, e l’Europarlamentare Massimiliano Smeriglio esperto di Diritti umani.

Sul portale è presente l’intervista esclusiva della scrittrice e giornalista Lia Tagliacozzo– recentemente aggredita a Torino da neo nazisti durante la presentazione del suo ultimo libro.

In questa intervista la giornalista parla della sua famiglia e di suo padre. Lei dice di aver cominciato a scrivere libri per i bambini in cui narrava di storie di famiglie e poi tra queste storie ha scritto anche quella della sua famiglia. Famiglia che ha subito il danno della deportazione avvenuta perché venduta da un conoscente per 5000 lire e della famiglia della mamma che invece si salvò perché aiutata da un signore che poi la nascose e li aiutò in seguito a fuggire in Svizzera.

In questo ultimo incontro c’è stato l’intervento del prof Oliva, regista ed attore, che ha letto dei testi sulla banalità del male sulla deportazione degli ebrei e la successiva cattura dei responsabili.

La Dirigente dell’Istituto Alberghiero Alessandra Di Pietro, fortemente impegnata con il corpo docente e con la partecipazione degli alunni a percorrere le strade della legalità e della conoscenza ha ospitato per molti anni il Premio Borsellino e anche quest’anno, come lo scorso anno, per colpa della pandemia, non ci state persone in presenza, ma l’utilizzo di Internet con Webinar e collegamenti online hanno permesso a tutti di partecipare ed ascoltare reazioni di grande importanza culturale.

“All'Istituto Alberghiero ‘De Cecco di Pescara – ha spiegato la dirigente Alessandra Di Pietro - consideriamo una priorità educare i nostri studenti ad essere cittadini di una buona e giusta società. E il nostro impegno con il Premio Nazionale Borsellino è parte fondante di questa formazione, che deve proseguire anche in tempo di Covid, semplicemente modificando la formula, ovvero gli studenti hanno seguito a distanza, su piattaforma, i tre eventi. Riteniamo tale evento imprescindibile e necessario nel nostro tempo, connotato dal triplicarsi dei messaggi antisemiti sui Social e dal linguaggio aggressivo di un certo dibattito politico. Ed è allora fondamentale ricordare la legge istitutiva della Giornata della Memoria, la 211 del 2000 che sollecita le scuole a mantenere vivo il ricordo degli eventi legati al tema della Shoah, lo facciamo attraverso le testimonianze, che sicuramente suscitano emozione, empatia, ma è necessaria anche una riflessione storica, ovvero la conoscenza e l’analisi delle radici antropologiche, psicologiche dell’antigiudaismo e di quegli accadimenti che hanno determinato la Shoah. Occorre conoscere il contesto in cui sono maturate le convinzioni su una presunta superiorità della cosiddetta razza ariana e della necessità di perpetrare la persecuzione degli ebrei, che pure, all’epoca sono state accolte dalla popolazione con tanta facilità”.

 

 

Maria Luisa Abate

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