Quando Pescara fu come Sparta e Tollo non fu da meno

| Categoria: Storia
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Ciò che mi ha spinto a scrivere questo breve articolo è la particolarità della storia, una materia estremamente affascinante perché ci fa sognare ma soggetta a un indecoroso oblio. Dai tempi antichi ai più recenti, gli uomini hanno compiuto imprese incredibili che poi vengono inghiottite dal tempo o dall'oscurantismo dettato da scelte politiche e ideologiche. Ogni tanto però tornano a galla sotto varie vesti: a titolo di esempio, non si può non citare Braveheart, la storia della ribellione di Wiliam Wallace tornata alla ribalta solo grazie ad un film del 1995. L'attendibilità però è scarsa, come è praticamente nulla quella sul film "Le Crociate", pieno di errori e di eventi mai accaduti o a volte addirittura opposti ai veri fatti. Negligenza? Malizia? Chi può dirlo? Fatto sta che oggi voglio raccontarvi una storia risalente al 1566, quando Pescara fu la Sparta d'Abruzzo, un po' come nel film 300, e forse ancora di più lo fu Tollo, viste le sue ridotte dimensioni: piccola ma agguerrita.

Prima però, cari lettori, vi chiedo un po' di pazienza per esporre il contesto storico, al di fuori del quale gli eventi raccontati somiglierebbero ad un piatto di carbonara senza uovo, senza guanciale e anche senza pecorino. Bisogna tornare indietro di molti decenni, al 1453 anno in cui l'Impero Ottomano conquistò Costantinopoli (con atrocità indicibili che non citerò qui per non gravare sulla lettura), mettendo fine all'Impero Romano d'oriente e continuando la politica di aggressione militare verso occidente. L'obiettivo finale, stando alle parole dei Sultani, era quello di conquistare Vienna e Roma. Le vie erano due: terra e mare.

Via terra iniziarono con la conquista dei Balcani ed è in questo contesto che si colloca l'eroica difesa di Belgrado e la leggendaria resistenza di Vlad Tepes nel XV° secolo, condottiero scaltrissimo e feroce, capace di vincere con disparità numeriche di 100 a 1, eroe di Romania e d'Europa. Sarebbe bellissimo raccontarvi dei tanti eventi accaduti, ma purtroppo non è questo il contesto.

Via mare, invece, avrebbero dovuto, per prima cosa, spazzare via la piccola isoletta di Malta dove i famosi Cavalieri Ospitalieri si erano stabiliti fortificandola: una vera spina nel fianco. Ci provarono nel 1565, nella battaglia ricordata come "Il grande assedio di Malta" che tutt'ora nell'isola è commemorata con grandi festeggiamenti. 550 cavalieri e 7.000 soldati contro qualcosa come 46.000 armigeri fra cui 6.000 famosi giannizzeri (ovvero bambini cristiani rapiti, resi fanatici e addestrati come truppe d'élite). L'esito sembrava scontato, ma il coraggio e la tattica difensiva dei cavalieri ottennero quella che è una delle più grandi vittorie di sempre: le perdite da parte di Malta furono 239 cavalieri, 2.500 soldati e 7.000 civili, mentre dalla parte degli ottomani si conteranno 31.000 vittime. Una disfatta tale che il Sultano non provò più a mettere piede su quell'isola.

Finalmente arriviamo a noi, qui in questo angolo di paradiso che è l'Abruzzo. Le coste italiane erano già da tempo nel mirino dell'impero ottomano, perché soggette a continue incursioni a partire dal XV° secolo. Saccheggi dedicati principalmente al rapimento di ragazzi e ragazze venduti poi come schiavi nei mercati orientali. Si parla di centinaia di migliaia di persone, una tratta dei "bianchi" dimenticata nel tempo, ma che non ha nulla di meno vergognoso di quella dei neri secoli dopo. Si racconta che ci fossero così tanti schiavi bianchi in circolazione nei Paesi musulmani che, ad Algeri, c'era il detto "un cristiano per una cipolla" a sottolineare la svalutazione subita dalla "merce" dovuta alla sua grande disponibilità. Un assaggio di quello che erano capaci di fare gli ottomani si vide a Otranto nel 1480 quando i cittadini, rifiutando di convertirsi all'Islam, furono tutti decapitati, compresi i bambini. Tutt'ora nella Cattedrale di Otranto sono conservati i loro teschi, martiri della religione, canonizzati da poco (2013) da Papa Francesco.

 

L'occasione d'oro, per dare inizio alla conquista delle coste italiane, fu l'alleanza con la Francia, detta "empia alleanza". La testa di ponte fu l'isola di Chio nel Mar Egeo, strappata ai genovesi il 14 aprile 1566. L'obiettivo erano le isole Tremiti, ma gli ottomani dovevano assicurarsi prima che i difensori non potessero inviare rinforzi nell'immediato, per cui era importante distruggere o indebolire le fortificazioni costiere e i castelli limitrofi del Regno di Napoli.

Provo ad immaginare la scena: è la mattina del 30 luglio 1566, quella che potrebbe sembrare una come tante altre. I gabbiani che volteggiano, i rumori della città che si sveglia, le attività quotidiane di mercanti e pescatori, le guardie che fanno i loro controlli di routine. Ma la routine, oggi, è spezzata da una terribile visione: a est, oltre i flutti, non c’è soltanto il sole, sorto da poco, ma una flotta di ben 120 galee (navi da guerra) battenti bandiera ottomana, e non vengono certo per fare amichevoli scambi commerciali. Inutile pensare anche ad una missione diplomatica, l’obiettivo è lo scontro, la guerra, il saccheggio, la distruzione. Non è preceduto da una dichiarazione, ma è un vile attacco a sorpresa per prendere impreparati i difensori. Al comando della flotta c'è l'ammiraglio Piyale Pascià, un croato del Regno d'Ungheria catturato nel 1526 e convertito all'islam, che conta in una rapida vittoria seguita da un sanguinoso e disonorevole saccheggio (come dimostrerà poi di essere capace nei giorni successivi).

Pescara aveva, a quei tempi, una sbalorditiva fortezza: 7 bastioni a punta, 4.500 mq di superficie, mura alte più di 6 metri e spesse 4, in cima, 8, alla base, con un perimetro di oltre 2 chilometri. Sorgeva proprio nel centro di Pescara, sulla foce del fiume che gli scorreva in mezzo: corso Manthoné era praticamente il centro, l'ingresso principale era dove oggi c'è il museo delle genti d'Abruzzo. Purtroppo ne rimane pochissimo e molti degli stessi pescaresi odierni ne ignorano l’esistenza. Si possono ancora vedere resti delle mura in alcuni punti come via delle caserme o piazza Unione. La dotazione di cannoni era adeguata alla possanza dell’architettura, e le bocche di fuoco erano distribuite lungo tutto il perimetro.

A guidare la difesa c'è un vero eroe: Giovan-Girolamo Acquaviva, Duca di Atri, un vero esperto militare. È a conoscenza di un’informazione che si rivelerà vitale: egli sa che l'attacco è portato solo dalla parte del mare, senza avere a supporto delle truppe di terra. Decide di basare su questo tutta la sua tattica e fa una scelta che in altre situazioni sarebbe stata valutata azzardata: sposta tutta la potenza di fuoco da un lato della fortezza, lasciando completamente scoperti gli altri lati. Scelta rischiosa, ma ponderata. Al suo comando quindi si scatena un inferno di fuoco e ferro: la flotta è bersagliata da precisi e potenti colpi d'artiglieria che avrebbero ridotto in pezzi tutte le navi in poco tempo.

CURIOSITA': uno di questi cannoni è tutt’ora custodito in via Calabria all'ingresso dell'Agenzia del Demanio; non è in ottime condizioni, ma è lì a memoria dello scudo che protesse la città. L'Ammiraglio Pascià non conosce l'effettiva dotazione di cannoni della fortezza, presume perciò che la medesima potenza di fuoco subita dal lato mare è presente anche sugli altri lati. La sua è però una presunzione errata. Deve dunque prendere una decisione per evitare una terribile disfatta che gli avrebbe fatto perdere irrimediabilmente preziose galee, ma soprattutto avrebbe intaccato la sua reputazione politica (nel 1568 otterrà la carica di Gran Visir, una specie di primo ministro dell’impero ottomano). Batte dunque in ritirata sconfitto, avendo davanti un avversario degno di tale nome, cercando vilmente prede più facili da divorare. Giovan-Girolamo Acquaviva esulta, ha appena salvato Pescara, ma non potrà fare niente per i terribili eventi che accadranno nei giorni successivi. Ci sono altre città e villaggi, sulla costa, purtroppo non difesi da fortezze e mura come  Pescara. Il 31 luglio l'orda saracena mette a ferro e fuoco Francavilla, distruggendo Chiese e palazzi, portando via 500 prigionieri e l'arca d'argento in cui era custodito il corpo di San Franco. Il primo agosto devastano Ortona, il cui castello aragonese viene aggirato da sud: bruciano case, il sepolcro dell'Apostolo Tommaso e il monastero dei Padri Celestini (oggi Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli). Nello stesso giorno entrano a Vasto dove 160 edifici subiscono la stessa sorte, fra cui il palazzo d'Avalos in seguito ricostruito. Fanno schiavi fra i pastori slavi del posto, ma questi vengono di lì a breve liberati da un disertore ottomano.

Una parte dell'esercito si reca all'interno verso Tollo, dove però subiscono un'altra bruciante sconfitta. La piccola cittadina si dimostra la Sparta della situazione protetta dai suoi impavidi armigeri e dalle sue inespugnabili mura. Non solo respingono gli assalti, ma addirittura si spingono fino a fare una sortita fuori dalle mura affrontando gli invasori in campo aperto. Il colpo di grazia venne dato in seguito ad un miracolo: si racconta che durante la battaglia apparve sulla torre di guardia un angelo che, brandendo una spada, indicava la porzione di cielo dove sarebbe apparsa la Vergine. Questa visione infuse coraggio nei difensori e fece perdere di morale gli assalitori che non riuscirono a superare le difese e furono costretti alla fuga. Ogni anno, la prima domenica d’agosto, la città di Tollo rievoca questo evento con una manifestazione folcloristica in cui sono presenti figuranti in costume d'epoca con la riproduzione della battaglia fra cristiani e ottomani con tanto di apparizione angelica (normalmente impersonato da un bambino o da una bambina). Un bellissimo modo di mantenere un legame con il passato, un passato che li accomuna in un'eroica difesa della città.

 Nei giorni successivi i saraceni si spostano verso sud continuando a saccheggiare e fare schiavi lungo le coste del Molise e della Puglia: l'ultimo paese a subire l'invasione fu Serracapriola, oggi in provincia di Foggia. Poi la flotta scomparve tra i flutti del mare ad est, lì da dove era venuta.

 La notizia di questi terribili eventi si sparse subito in tutta Europa provocando commozione e sdegno. Il viceré Filippo II, figlio di Carlo V e governatore del Regno di Napoli, corse immediatamente ai ripari per fare in modo che non potessero ripetersi tali tragedie. Già dal 1568, infatti, vennero iniziati i lavori di costruzione delle torri di avvistamento che vediamo tutt’ora lungo le coste abruzzesi, poste di solito alla foce dei fiumi, tutte a distanza tale da poter comunicare a vista fra di loro, capaci all'occorrenza di respingere incursioni minori essendo dotate di cannoni e guarnigioni.

Giusto per citarne alcune: la famosissima Torre di Cerrano, quella del Salinello (Giulianova), quella della Vibrata (Alba Adriatica), del Vomano (Roseto), Saline (Città Sant'Angelo), Foro (Francavilla), Mucchia e Aragonese (Ortona), Sinello (Casalbordino), Caldoresco e Punta Penna (Vasto), sentinelle di una storia che, per ora, non è ancora dimenticata. Un piccolo approfondimento merita quella di Carlo V a Martinsicuro il cui progettista fu Pirro Luis Escribà, cioè lo stesso del forte spagnolo di L'Aquila e di Castel Sant'elmo a Napoli. La realizzazione fu diretta dal capitano Martin da Seguera... non vi sembra che ci sia un'assonanza con un'altra parola? Ebbene sì, Martinsicuro prende il nome proprio da lui, fatto che sottolinea la riconoscenza degli abitanti.

La nostra storia non finisce qui, c'è ancora un piccolo conto in sospeso da regolare. Giovan-Girolamo Acquaviva, l'eroe di Pescara, non aveva ancora finito con gli ottomani: il 7 ottobre 1571 parteciperà alla storica battaglia di Lepanto con la flotta della Lega Santa che infliggerà una colossale sconfitta alla flotta ottomana (perderà 17 navi e 8000 a fronte delle 190 navi e 30.000 uomini dell'impero ottomano, con oltre 15.000 schiavi liberati) e sancirà il definitivo declino navale turco nel Mediterraneo. Fra l'altro si racconta che Giovan-Girolamo avesse un servitore spagnolo con lui, un certo Miguel de Cervantes, lo scrittore che darà vita al romanzo definito da molti letterati il migliore di sempre: il Don Chisciotte (iniziato proprio nel periodo di convalescenza per una ferita subita in battaglia).

L'Impero Ottomano non era ancora sconfitto e continuerà l'invasione per quasi un altro secolo concentrando l'esercito via terra, ma l'onda d'urto si infrangerà definitivamente sulle mura di Vienna con il leggendario assedio del 1683. Sarebbe veramente bello raccontarvi di quell'assedio (curiosità: fu proprio lì che nacque la colazione all'italiana, cornetto e cappuccino!), ma per ora la nostra storia finisce qui.

Vi ringrazio tantissimo per l'attenzione e vi dico un'ultima cosa: ho esaltato il coraggio e la determinazione dei pescaresi ed essendo io aquilano... insomma, vista la decennale ostilità fra L'Aquila e Pescara i miei complimenti a questi antichi eroi valgono doppi. Ma ho sempre creduto una cosa: questa ipotetica ostilità fra noi è in realtà più che altro un innocuo "sfottò", alla fine siamo tutti fratelli abruzzesi, ci vogliamo bene.

 

 

Briganti Aquilani

 

Bibliografia e web grafia:

  1. Benvenuti G., Le repubbliche marinare, Bergamo, Gruner+Jahr/Mondadori, 2010
  2. Lavorini M., Carlo V, Firenze, Giunti, 2006
  3. Petacco A., La croce e la mezzaluna, seconda edizione, CLes (TN),  Oscar storia Mondadori, 2011
  4. L’attacco dei turchi ottomani contro Abruzzo e Molise nel 1566, https://numistoria.altervista.org
  5. Pagina facebook “Pescara Segreta”, post del 13 gennaio 2021
  6. L' alleanza franco – ottomana , le finalità tattico – strategiche e le conseguenze per l'Abruzzo: l'invasione della flotta di Pyale Pascià nel 1566, https://agenziastampaitalia.it/cultura
  7. Madonna dei Turchi - Tollo (Ch), https://abruzzoturismo.it
  8. La battaglia tra turchi e cristiani: a Tollo un viaggio tra storia e religione, https://magazine.dooid.it
  9. Storia dell’Abruzzo, Wikipedia

 

Fonti delle immagini:

  1. fotografia di Forte Sant’Angelo: www.ilblogdimalta.com
  2. illustrazione dei Cavalieri di Malta: pagina facebook Zhistorica
  3. illustrazione di una scena della tratta di schiave bianche: https://secolo-trentino.com
  4. cartografia della fortezza di Pescara: www.originalitaly.it
  5. fotografia del cannone in via Calabria: pagina facebook Pescara Segreta
  6. fotografia della festa della SS. Madonna del Rosario: www.ortonanotizie.net e www.pinterest.it
  7. fotografia della Torre di Cerrano: tripadvisor
  8. fotografia della torre di Carlo V: wikipedia

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